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La vita da expat ai tempi del coronavirus

by Eva | My Lemon Land
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Ora che siamo chiusi in casa, in questo momento di crisi, cerco di distrarmi come posso: cucino, mi alleno, sto al telefono e, soprattutto, colgo l’occasione di riflettere su ciò che conta davvero…

Circa 12 anni fa, per la prima volta, andai in vacanza a New York con una mia amica, come regalo per la mia laurea. Il mio sogno. Non vedevo l’ora di vedere la Statua della Libertà, per molte persone simbolo di speranza, di una vita migliore.

Quando ho visitato Ellis Island, davanti la statua, mi sono emozionata. Ho quasi pianto. Attraverso un percorso ti fanno vedere quello che vivevano le persone appena arrivate in America, i controlli medici che facevano alle persone appena sbarcate. Poi c’era la quarantena. 

Essere migranti in Europa

Oggi mi è venuto in mente quel viaggio a New York. Il mio “sbarco” all’estero c’è stato circa 10 anni fa, ma oggi mi sento come quelle persone con la valigia in mano, lontano da casa.

Come molti di voi sanno, vivo in Francia da quasi 7 anni. Dopo un tour per l’Europa tra Germania ed Inghilterra, mi sono stabilita in qui, dai nostri “cugini”.

Dire che la vita in un altro paese è solo felicità, non avrebbe senso. Ho dovuto superare le frustrazioni legate alla lingua, convivere con quella sensazione di essere “ospite”, la pena di essere lontana dalla mia famiglia e amici, lontana dal mare, dalla mia amata costiera.

Ma questo l’avevo messo in conto, sono stata sempre pronta alle sfide, amo scoprire cose nuove, amo l’avventura.

La sfida del secolo

Adesso pero’ c’è una sfida a cui non ero preparata, una sfida che il mondo sta affrontando, inimmaginabile. Una pandemia, causata da un virus sconosciuto, il COVID-19, il “Coronavirus“.

Questo nome sentito milioni di volte alla tv, sul web, sui giornali. All’inizio è stato considerato come una “semplice influenza”, ora gli infetti e i morti aumentano sempre di più.

Ricordo a gennaio di quest’anno, vedevamo la Cina blindata, ci sembrava cosi’ lontana. Pensavamo che il virus era confinato li’, come i paesi, come le frontiere. Ma questo nemico invisibile non ha passaporto, ed ora è qui, più vicino che mai.

Qui in Francia, vedo anche la tv italiana. Come ogni emigrato, il cuore rimane nella sua terra d’origine e alla notizia che l’Italia era ormai zona rossa, la paura e l’angoscia sono diventate sentimenti costanti.

La mia famiglia è li’, i miei genitori sono li’, i miei amici sono li’ …ed io sono lontana. L’impotenza di non poter fare niente è frustrante. Come un bollettino di guerra, inizio ad ascoltare tutte le trasmissioni, vedo sui siti web l’evoluzione dei contagiati, crescono…

Infermiera_Coronavirus

Infermiera esausta ai tempi del Coronavirus_ Photo dal web

Su internet vedo video di gente confinata a casa, che non può uscire, e incomincia a cantare. Da sud a nord gli italiani cantano. Anche adesso la musica diventa il linguaggio universale, quello che unisce tutti, che arriva in ogni parte del mondo. Applaude ogni sera tutti i medici, infermieri, che lavorano ininterrottamente per salvare più vite possibili.

Questo è lo spirito italiano. Ed io sono orgogliosa di esserlo.

Ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andandosene.

(Jacques Prévert)

Siamo in guerra

Per un attimo mi ero dimenticata che ero in Francia. Con il passare delle settimane, continuo a vedere un Italia sola, sofferente, che tra i suoi mille problemi continua a sopportare questo flagello interminabile.

Qui in Francia la vita sembra non essere cambiata, le persone fanno la vita di sempre, quello che succede in Italia non li tocca minimamente, senza la paura che possa arrivare anche qui…

E’ marzo. I casi iniziano ad espandersi ovunque. Il coronavirus è arrivato anche qui, in Spagna, Germania, in tutto il mondo si dilaga. Il presidente ci confina in casa, dice che “Siamo in Guerra“. Le frontiere si chiudono, i confini vengono bloccati. Il modello italiano viene applicato in quasi tutti i paesi.

Chiamo mia madre, come ogni giorno, e sono triste perché adesso ho la certezza che non posso starle vicino, vicino a mio padre, vicino a mio fratello. 
Per fortuna ci sono le videochiamate. Il telefono diventa l’unico mezzo a disposizione per abbattere questa distanza. Sono felice di sentire i miei amici sparsi per l’Europa in buona salute. Insieme cerchiamo di confortarci, sperando che finisca presto, per poterci riabbracciare.

In tutto il mondo siamo quasi un miliardo di persone confinate in casa.

La carta igienica, bene di prima necessità

Prima dell’isolamento forzato, sono andata al supermercato perché ero preparata, sapevo come sarebbe successo. Siamo umani. Non ci sono differenze. Il virus non fa discriminazioni di età, sesso, nazionalità. 

Al supermercato sughi, pasta, farina, uova finiscono subito. Ma uno più di tutti: la carta igienica. Non avevo mai riflettuto della sua importanza. Il marketing è il mio settore, so che i beni di prima necessità sono in cima nella classificazione dei bisogni umani, ma vedere che la carta igienica viene messa nel carrello come primo, non l’avrei mai immaginato.

Ma in questo periodo di crisi, cos’è che conta davvero?

E’ veramente la carta igienica? No, quello che veramente mi manca, sono le persone. Sono gli amici, la famiglia, i colleghi, è il panettiere sotto casa, il salumiere di fiducia, la vicina di casa. 

Sono i gesti. L’abbraccio di un’amica, una stretta di mano, il sole sul viso, il bacio dei tuoi genitori, il brindisi ad un compleanno o l’aperitivo al solito bar. 

Sono i luoghi. La spiaggia preferita, il mare, i parchi della costiera con la vista più bella del mondo, i vicoli di Sorrento, la pasticceria con le delizie al limone più buone del mondo, la mia pizzeria preferita.

Solo quando ti levano le cose, inizi ad apprezzarle veramente. Una cosa è certa, trascorrerò più tempo nei luoghi, insieme alle persone.

Ora aspetto, non vedo l’ora di riprendere la mia vita, di ritornare in costiera, di ritornare a proporre i migliori itinerari. Ecco, quando tutto questo finirà, avrò occhi nuovi, e guarderò le cose con una ritrovata sensazione.

La Libertà.

La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

(Piero Calamandrei)
 

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